Ve l’immaginate Romano Prodi salutato da una standing ovation di tutto il Parlamento al termine del suo ultimo discorso da premier? È vero che le vie del Signore sono infinite ma credo che un evento del genere abbia la stessa probabilità della vittoria del Cagliari in Champions League.
Eppure è quel che è accaduto oggi nell’aula di Westminster dopo l’ultimo discorso di Tony Blair e testimonia ancora una volta la statura di grande leader dell’ex primo ministro britannico. Spesso sbeffeggiato in Italia da una sinistra con la puzza sotto il naso, Tony Blair ha mostrato in questi dieci anni capacità di visione strategica e di coraggio, incarnando la sintesi perfetta tra quelle che Max Weber aveva definito le qualità fondamentali per l’uomo politico: passione, senso di responsabilità, lungimiranza.
Per uno strano scherzo del destino, proprio nel giorno dell’addio di Blair, a Torino Walter Veltroni pronunciava il primo discorso da candidato in pectore alla guida del Partito Democratico. Forse bisogna augurarsi che la scelta della data non sia stata casuale, quasi a simboleggiare la volontà del sindaco di Roma di voler raccogliere virtualmente l’eredità politica del leader inglese.
Ma davvero Veltroni avrà la capacità e il coraggio delle grandi scelte mostrate da Blair ancor prima di intraprendere la sua avventura, rompendo con l’ala massimalista del Labour e ridando una nuova identità e slancio al partito? Dopo aver ascoltato il discorso di oggi è molto difficile fare delle previsioni, anche se le uniche chance di successo di una politica di centro sinistra sono affidate proprio alla possibilità di rottura con il passato. Insomma, se non si può certo rimproverare nulla al sindaco di Roma per quanto riguarda la passione, intesa come dedizione entusiasta ad una causa, è ragionevole prevedere invece che dovrà fare ancora molta strada per potersi accreditare come leader dotato di un forte senso di responsabilità e di lungimiranza. Quel giorno avrà magari scontentato qualcuno, ma al termine del suo percorso politico potrà anch’egli aspirare a ricevre una standing ovation dall’intero Parlamento.