Molti commentatori sostengono che la candidatura Veltroni sia stata avanzata solo ora dagli oligarchi ulivisti perché ritenuta l’unica possibile scialuppa di salvataggio di una classe politica ormai allo sbando. Sono d’accordo, ma sono certo che lo stesso Veltroni se ne sia reso conto e quindi non sottovaluti le insidie di nuove primarie farsa alla bulgara come quelle che hanno incoronato Prodi due anni fa.
D’altra parte la sua forza risiede in un carisma e in una capacità di leadership che oggi nessun altro può vantare nell’area del centro sinistra. Qualità che non possono certo essere sprecate e svilite in accordi con chi solo ieri sognava improbabili scalate bancarie a fianco di uomini del calibro di Ricucci e di Consorte, ma al contrario messe al servizio di una politica che rompa gli schemi del passato e riesca finalmente ad affrontare le grandi questioni della riforma del welfare e della lotta a quelle lobbies affaristiche e parassitarie che hanno impedito ogni serio tentativo di cambiamento in questo paese negli ultimi 50 anni.
Compito non facile e dagli esiti affatto scontati perché comporta da parte di Veltroni l’abbandono di quella visione ecumenica della politica che ha caratterizzato per anni la sua azione, affrontando a viso aperto il rischio di entrare in rotta di collisione con coloro che, pur appartenendo allo schieramento di centro sinistra, perseguono da anni una linea di chiusura, di stampo chiaramente conservatore (vedi ad esempio il sindacato). Per non parlare poi di coloro che si collocano alla sinistra del PD e con i quali si spera non si debbano più negoziare le idee di fondo che dovrebbero ispirare la politica estera. Tanto per essere chiari: quale accordo si potrà mai raggiungere con personaggi come Diliberto e Giordano, i cui punti di riferimento sono il primo ministro siriano e Chavez?
Il compito dei mille dovrebbe essere quello di incoraggiare e sostenere Veltroni in questa sfida difficile. Se il movimento agirà in una prospettiva di questo tipo è ragionevole credere che possa aspirare a giocare un ruolo importante ed essenziale. In caso contrario temo sarà condannato a una presenza marginale, di pura testimonianza.
Bob Kennedy, in un discorso tenuto in memoria di suo fratello John disse che non conta quanto talento possa avere una persona, non conta quanta energia possa avere, non conta quanta integrità e quanta onestà possa avere. Se è da solo, particolarmente se è un politico, può fare ben poco. Veltroni, grande ammiratore di Bob Kennedy, questo lo sa bene e in lui vi è senz’altro la piena consapevolezza di aver tutto da guadagnare da un sostegno di questo tipo. Soprattutto quando proviene da un gruppo di persone che con lui condivide lo stesso entusiasmo per un’idea nobile della politica, non intesa come pura rappresentazione di interessi e che si nutre di una forte passione ideale e di un progetto di ampio respiro. Un appoggio mirato anche all’obiettivo di un patto inter-generazionale fatto di pochi punti programmatici irrinunciabili, come ad esempio l’adozione di una riforma della politica in grado di favorire il ricambio della classe dirigente in senso meritocratico.
Pur guardando con molto interesse e simpatia a questo movimento e alla candidatura di Veltroni non sono affatto convinto che l’adesione al PD sia comunque necessariamente la strada migliore per puntare a un profondo rinnovamento della politica. Dipende anche dalla realtà locale o regionale in cui uno si trova ad operare. Per chi come me vive in Sardegna queste perplessità sono legate anche al fatto di dover convivere con la presenza ingombrante di Renato Soru. Qui mi sento invece maggiormente attratto da quei movimenti e gruppi d’opinione che stanno nascendo al di fuori del PD su basi autonomistiche e autenticamente riformiste. A cominciare da quello promosso da Paolo Maninchedda (www.sardegnaeliberta.it), che si propone di porre le basi per la costruzione di un’alternativa dal volto umano e credibile sul piano programmatico all’attuale governo autocratico guidato dall’ex padrone di Tiscali. Ma di questo ne parleremo un’altra volta.